N.06
Novembre/Dicembre 1986

Una comunità religiosa che anima la scuola di preghiera

Nella laboriosa e, direi, travagliata, riflessione che ha accompagnato la nostra comunità religiosa in questi ultimi anni circa la chiarificazione della propria identità, legata, questa, ad uno sforzo di fedeltà al proprio carisma e al mandato all’interno della Chiesa, sono emerse alcune istanze che hanno favorito il maturare, sul piano operativo, di alcune scelte ed iniziative.

La natura stessa della nostra consacrazione religiosa ci chiedeva di essere “segno “ della scelta in favore del Regno. L’essere “di Cristo” doveva calarsi in un modo più autentico nella realtà quotidiana con uno stile di vita che trovasse la propria ragion d’essere nel “rimanere nel” Signore.

Come una famiglia ritrova il suo essere attorno a quei motivi e a quegli ideali che l’hanno costituita tale, così la nostra comunità religiosa ha ritrovato se stessa nello sforzo di una preghiera “vitale” in Cristo.

Accanto a tutto ciò, il carisma, trasmessoci dal nostro Fondatore Mons. Scalabrini, “Padre dei Migranti”, ci ha interpellato in modo inequivocabile perché la nostra comunità fosse davvero capace di accoglienza e di condivisione nei confronti di quei fratelli che il Signore avrebbe messo sul nostro cammino.

Un’altra istanza emergeva, poi, da una nostra presenza, ormai pluridecennale, nel contesto della Chiesa locale, con un servizio specifico, qual’è l’animazione e l’accompagnamento vocazionale, legato alla struttura del nostro Seminario minore. Anche qui ci siamo chiesti come qualificare e come rendere maggiormente incisiva tale presenza, perché davvero avesse da essere un reale servizio di animazione vocazionale per la nostra Chiesa locale.

La risposta più adeguata a tutti questi interrogativi è sembrata essere e si è concretizzata nel proporre un itinerario di preghiera vocazionale a tutti quei giovani che sono in fase di ricerca o di maturazione del proprio progetto di vita.

 

 

L’esperienza

In collaborazione con l’incaricato della pastorale vocazionale vicariale e alcune religiose di due Istituti, l’iniziativa s’è sviluppata in un cammino che si è protratto per sei mesi, con una scadenza mensile, dove, per mezza giornata (domenica mattina) i giovani che vi hanno partecipato (circa 150) hanno potuto trovare uno stimolo ed un aiuto per riflettere, pregare e celebrare quelle realtà che di volta in volta venivano proposte.

Ad un primo incontro, che voleva offrire delle indicazioni sulla realtà stessa della preghiera, sono seguiti gli altri cinque, portando avanti un itinerario specificatamente vocazionale. Concretamente ecco le tematiche proposte.

1. A pregare si impara

    “Signore, insegnaci a pregare” – Preghiera e progetto di vita

2. Pregare è ascoltare

     La verità su di me nasce dall’ascolto della Parola – Ascolto della Parola e progetto di vita

3. Pregare è incontrare

     Il progetto di vita nasce e si sviluppa nell’incontro con un “tu” – Quale incontro con Dio?

4. Pregare è accogliere

     Pregare è accogliere il progetto di Dio – Progetto di vita e disponibilità

5. Pregare è seguire

     “Vieni e seguimi”: dall’incontro alla sequela – Un progetto di crescita-cammino

6. Pregare è donare

      “Ecco, manda me”: una risposta d’amore – Progetto di vita e dono di sé

 

 

Modalità dell’esperienza

L’accoglienza dei giovani veniva effettuata attraverso il canto. Una volta che tutti i partecipanti avevano preso posto e si era creato un clima di silenzio, c’era il saluto, cui seguiva la presentazione del tema attraverso una serie di diapositive appositamente studiale e preparate. Tutto questo occupava uno spazio di circa mezz’ora di tempo.

Dopo una breve pausa di riflessione, c’era l’intronizzazione e la proclamazione della Parola di Dio attinente al tema. Subito dopo seguiva una “meditazione” che veniva affidata ad una persona, sacerdote o laico, che era “significativa” in relazione al tema proposto. Qualche volta, proprio per questo motivo, abbiamo sostituito tale momento con delle testimonianze di vita.

Veniva poi il momento dell’interiorizzazione personale attraverso il silenzio e l’adorazione del Signore. Durante questo tempo (circa 50 minuti) veniva offerta la possibilità di avvicinare i sacerdoti, che erano disponibili per il colloquio personale e per il Sacramento della Riconciliazione.

L’incontro si concludeva attorno all’altare del Signore con la celebrazione dell’Eucaristia, che diveniva così la “celebrazione” di vita di tutto l’incontro della mattinata.

 

 

Una riflessione

Cosa dire di questa prima esperienza? Anzitutto ci siamo accorti che davvero è stato il Signore che ha lavorato dentro il cuore di tutte le persone che vi hanno aderito, a cominciare da noi animatori.

Il tentare, poi, di leggere o di interpretare il fenomeno di tanti giovani che hanno seguito l’itinerario di preghiera ci coglie impreparati, ma indubbiamente di una cosa potremmo essere certi: l’incontro con il Signore, operando la verità su se stessi, risponde all’esigenza profonda di dare un senso positivo alla propria vita.

Di qui è emerso “naturalmente” anche il discorso vocazionale specifico.

Non è possibile, per chi si lascia interpellare sul significato profondo della vita, eludere la proposta di Cristo: “Vieni e seguimi”.

Infatti a questa esperienza è seguito un campo-scuola vocazionale dove già qualche giovane ha maturato un serio cammino di ricerca sul proprio progetto di vita.

Questa è la conferma più chiara che è la preghiera stessa, è l’incontro con Cristo, ciò che fa maturare, discernere e alimentare un’autentica esperienza vocazionale.