N.04
Luglio/Agosto 1987

Una parrocchia, comunità tutta ministeriale, luogo pedagogico alla vocazione dei giovani

Pochi mesi dopo la mia nomina a parroco, ripresi in mano il documento dei vescovi italiani: “Evangelizzazione e sacramenti”. Cercavo qualche indicazione per l’impostazione del mio lavoro in parrocchia e, lo confesso sinceramente, non rimasi deluso.

Infatti, i vescovi nel documento pastorale del 1973 hanno offerto preziosi elementi di valutazione della situazione italiana: elementi, che sono ancora validi.

Innanzi tutto essi dicono: “La prassi comune e consueta non sembra tener sempre conto di quanto sia stretto il nesso che lega inscindibilmente l’evangelizzazione, e quindi la fede, ai sacramenti. Troppo spesso i sacramenti sono stati considerati come momenti separati, se non proprio autonomi, con ripercussioni assai negative sulla formazione della coscienza e della mentalità degli stessi fedeli” (nn. 10-11).

Sono affermazioni molto gravi, perché individuano una carenza di evangelizzazione nella chiesa italiana, che rende incomprensibile e non vivibile il sacramento da parte dei cristiani. Ogni sacerdote che amministra i sacramenti, per esperienza sa quanto siano vere queste constatazioni dei vescovi.

Il documento continua: “L’influenza sociale e la tradizione ininterrotta di un Paese come il nostro, nel quale quasi tutti i cittadini si dichiarano cristiani e di fatto sono battezzati, favorisce ancora il permanere di una pratica sacramentale. Ma non sapremmo dire se tale pratica sia davvero e sempre una consapevole espressione di fede” (n. 12).

Questo giudizio chiaro dell’ Episcopato Italiano è molto coraggioso e richiama tutti a rivedere la pastorale, in rapporto al tempo che diamo all’evangelizzazione e in rapporto alla qualità della nostra evangelizzazione.

Infine i vescovi fanno richiamo al documento “Vivere la fede oggi” (1971), in cui si dice: “A prima vista si potrebbe avere l’impressione che il popolo italiano conservi intatto il patrimonio religioso tradizionale. La nostra gente, quasi dovunque, continua a chiedere il Battesimo, la Comunione e la Cresima per i propri figli, vuole celebrare il Matrimonio in chiesa ed esige la sepoltura religiosa. Ma quanti sono consapevoli degli impegni di vita cristiana, che questi riti sacri presuppongono e coinvolgono? Le feste si rinnovano con puntualità e solennità, secondo le antiche consuetudini: i segni religiosi sono ancora presenti e dominanti nel panorama di un popolo, che da circa due millenni si gloria del nome cristiano, ma si può sempre dire che tutto questo nasce da un profondo senso religioso, da un’autentica fede cristiana?” (n. 13).

Enunciate queste premesse, i vescovi concludono: “Alla luce di queste considerazioni, l’azione pastorale deve essere seriamente ripensata…” (n. 14).

E così ho fatto.

In parrocchia non mi sono preoccupato di moltiplicare Sante Messe e neppure ho cercato di attirare sempre più gente ai sacramenti, accontentandomi di presenze numerose agli atti di culto; non mi sono limitato ad organizzare la catechesi dei bambini in vista dei sacramenti; e neppure ho puntato tutto sui giovani; ho cercato invece, con tutte le forze e con tutto l’impegno, di dar vita ad un gruppo di adulti, che si costituisse come tale, solo in nome del comune battesimo e della comune fede: ho voluto che fosse “gruppi dei battezzati”!

Partendo proprio dalle indicazioni dei vescovi, che richiamavano al dovere primario dell’evangelizzazione, ho privilegiato l’evangelizzazione degli adulti, senza riservarla però a gruppi associativi particolari, ma destinandola ad ogni battezzato adulto, pronto a vivere la comune vocazione cristiana.

Il “gruppo dei battezzati– è nato con il compito di liberare la parrocchia da una strettoia culturale, per proporre a tutti lentamente e pazientemente un modo nuovo (che poi è quello antico!) di essere cristiani: vivendo la vita nuova portata da Gesù nel mondo.

Il gruppo è iniziato dopo un corso di esercizi spirituali per una decina di adulti. Infatti, tornati a casa, essi hanno sentito l’esigenza di ritrovarsi ogni settimana, esattamente il giovedì sera dopo cena, per approfondire la fede e per fare unità nell’ascolto della Parola e nella preghiera comune e nelle opere di carità.

Passati cinque anni di tenacia e di perseveranza, oggi si vedono i primi frutti: sono oltre un centinaio gli adulti che frequentano assiduamente gli incontri e, in alcune veglie di preghiera, hanno superato il numero di quattrocento.

Il primo giovedì del mese approfondiamo gli articoli del “credo”, il secondo giovedì facciamo una veglia di preghiera su un tema biblico (il perdono, l’unità, la fede di Maria, il dono dello Spirito Santo…), il terzo giovedì facciamo la “lectio continua” del Vangelo, il quarto giovedì celebriamo l’Eucaristia commentando gli Atti degli Apostoli o proponendo testimonianze attuali di vita cristiana.

Questo “gruppo dei battezzati” sta diventando luogo di ministeri: un gruppo di adulti sono diventati ministri straordinari dell’Eucaristia, un gruppo cura l’assistenza agli ammalati aderendo all’Unitalsi e al Centro Volontari della Sofferenza, un gruppo cura il servizio per il recupero dei tossicodipendenti, un gruppo segue sedici gemellaggi con i paesi poveri del Terzo Mondo.

Sta così nascendo una Chiesa viva.

Da un anno alcuni figli di questi adulti cominciano a frequentare gli incontri e questo è un segno evidente che gli adulti convinti attirano i figli alla fede con l’esempio.

Nel frattempo un giovane del gruppo è entrato in Seminario e due altri giovani della parrocchia stanno arrivando al Sacerdozio.

Tutto questo fa capire che la soluzione del problema delle vocazioni non potrà mai essere una soluzione parziale, ma passerà attraverso un’esperienza di comunità cristiana viva, perché continuamente evangelizzata.