Ragazze oggi e vita religiosa: “quello sguardo”
Percorrere il cammino dell’esperienza per cercare di capire il “segreto” della vocazione e le modalità del servizio d’aiuto è penetrare nell’intimo della storia di ogni persona e della Chiesa stessa. È vibrare con la vita, gustare la vita, rimanere affascinati dall’azione dello Spirito nel cuore dell’uomo, che “ispira, purifica, fortifica” (cfr. GS 38) ed invita a costruire l’oggi della storia con la forza del Vangelo. Diviene comunione che “rinfranca” (cfr. Rm 1,11).
Partendo dalla convinzione, maturata nella preghiera e nel servire, che “il Cristo agisce nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito”, l’incontro con le nuove generazioni che si aprono alla vita consacrata è una continua scoperta della creatività dell’amore di Dio e della immensa varietà di mediazioni attraverso cui conduce a prendere coscienza, nella libertà, del Suo appello alla Sequela di Cristo “con cuore indiviso”.
Un’insieme di esperienze può essere di ulteriore conferma e, nello stesso tempo, interpellarci sull’accompagnamento.
Durante il “Corso per Postulanti” organizzato dall’USMI nel giugno scorso, le giovani hanno voluto scambiare tra loro su alcuni testi riguardanti la vocazione e, in particolare, la vocazione alla vita religiosa. In tutti i dodici gruppi in cui si erano suddivise, oggetto di comunione è stata l’esperienza di ciascuna su Marco 10,21: “Gesù fissatolo lo amò”. E il testo che ha polarizzato tutte le giovani. Perché? Cosa significava per loro, nella loro esperienza e nella loro vita?
Ecco qualche risposta:
– Lo sguardo penetrante del Signore è l’espressione del Suo amore. E un amore che nessun amore umano eguaglia. La chiamata non è che una chiamata d’amore. Non ha altre ragioni. “Gesù fissatolo…”: sceglie Lui. Ci prende una per una con amore personalissimo. Ci chiama dal caos di questo mondo…
– Siamo chiamate a seguire una Persona, a condividere il suo amore, a testimoniarlo, a costruire.
– “Quello sguardo”: è un’esperienza! Attraverso di essa comprendiamo la nostra povertà e la sua ricchezza. È questo il momento risolutivo della vita: non importa essere italiane, cinesi, africane, ricche o povere… Ci ha guardate perché voleva fare di noi qualcuna di importante.
– Quando mi sono sentita interrogata sull’amore ho scoperto di essere capace di amare.
– Sempre, in ogni esperienza d’incontro, che avviene in situazioni le più diverse, nasce un cammino e l’impegno nel servizio.
– Il Suo è un amore redentivo che si sperimenta nella storia della Chiesa e nella storia di ciascuna di noi.
– Questo amore accolto trasforma e ti spinge ad annunciarlo; apre su nuovi orizzonti, ci aiuta a vedere in ogni persona un fratello, a scoprire i bisogni della gente, a scoprire la bellezza di essere negli ospedali, tra i bambini… Nulla ti è più estraneo. Questo amore è un “fuoco”.
Se vi è un punto di insistenza, da avere presente nel nostro ministero educativo e sacerdotale, è quello che riguarda la libertà: “ti lascia libera”. Sa attendere. Vuole la nostra risposta nella libertà, perché solo così è veramente piena ed è dono totale. “Se vuoi”…: ora tocca a me lasciarmi guardare e ghermire, mettermi nella sua stessa lunghezza d’onda.
“Chi ti rende libera? Chi ti ama, chi non si appropria di te?”.
Forse è l’esperienza stessa dei condizionamenti della società del benessere a far ricercare la vera libertà, a voler “sentire” di scegliere nella libertà, di decidere, in un’esperienza di pienezza, della propria vita, sperimentando nello stesso tempo la capacità di vincere le molteplici paure riguardanti non solo il futuro, ma anche il presente.
“Quello sguardo”, diviene il punto di partenza del cammino di ogni singola giovane. In questo modo la giovane o il giovane comprende il significato concreto della Sequela, della vita nello Spirito, delle tappe di crescita e come questa coinvolga tutte le dimensioni della persona.
L’accompagnamento è inteso anche dalle giovani stesse – e dai giovani – come “servire la grazia della vocazione” (Ollier).
“Quello sguardo”; nel senso pregno di reciprocità realizzata nel quotidiano, diviene il principio di unità che, a poco a poco, ordina il mondo interiore, porta a superare le frammentarietà, fa scoprire il senso del travaglio e della lotta per la realizzazione della vocazione, soprattutto a capire che la vita spirituale non è in funzione di sé e della propria realizzazione, ma è camminare sulle Sue orme in pienezza crescente di umanità, nel dono dl sé, ai fratelli.
È la prospettiva dell’accompagnamento che ne risulta arricchita; è più efficace perché inserita nell’itinerario della vita, facendosi attenta alle esigenze e agli appelli in ciascuna persona, alle tappe della crescita, ai ritmi di maturazione, nel concreto dell’esistenza quotidiana. Faceva notare una giovane, come dato di esperienza: “Guai se ci fermiamo a dire lo so già! La Parola vale se vissuta. Il vissuto fa la persona”.
L’augurio, al termine di questa carrellata, è poter scoprire le infinite ricchezze presenti nei giovani e nelle giovani che si aprono alla Sequela di Cristo e di saper
partire da queste per aiutare poi ogni fratello ed ogni sorella a raggiungere la sua piena maturità, nella vocazione propria, sapendo “valorizzare” gli stessi propri limiti “nella potenza dello Spirito” e nel rapporto di reciprocità con Cristo che chiama ciascuno per nome, lo riserva a sé e lo manda.
“Il tuo amore, o Dio, è il pane nel deserto”: questa esperienza costante del popolo di Dio si esprime anche nel volto sempre più vivo e luminoso delle nuove generazioni.