N.05
Settembre/Ottobre 1987

Santuari mariani e “crescita vocazionale”

 

Premesse

1) Per un cammino di crescita vocazionale per giovani, puntare su una presenza nel santuario nei ‘giorni feriali’.

2) Per facilitare una incisività vocazionale orientare la sosta nel santuario come una giornata di atteggiamento – approfondimento della presenza di Maria; una giornata per poter incidere ha bisogno di più tempo che una ‘sosta’ durante una gita.

3) Il programma dipenderà anche dalla localizzazione del santuario: se è in città, fuori città, in montagna, isolato… etc., se c’è una pastorale quotidiana, settimanale, in alcuni mesi etc.

4) Si potrà fare del programma anche una ‘tre giorni’. ‘Lasciar parlare Maria’,- ‘lasciarla apparire’ ; lasciarla dialogare con i giovani; lasciarla parlare della sua vocazione e del suo servizio che era la conseguenza della vocazione.

5) Favorire la dimensione ‘ecclesiale e di comunione’; accogliere i giovani.

6) Non vedere la presenza al santuario come la fine di una camminata notturna; come un arrivare soltanto.

 

Una giornata

Elementi di una giornata o di giornate mariane in un santuario con una comunità giovanile o con un gruppo (anche per singoli almeno in alcuni elementi):

a) Contemplazione e ascolto silenzioso.

b) Colloquio – cammino di conversione- incontri. 

c) Celebrazione mariana.

d) Un servizio ad imitazione di Maria.

e) Preparazione e celebrazione dell’Eucaristia.

f) Impegno finale.

 

Contenuti

* Contemplazione e ascolto silenzioso di Maria nella sua presenza.

Una specifica meditazione guidata del ‘mistero mariano’ celebrato nel santuario; della frase evangelica di ‘riconoscenza’ dell’immagine venerata, del titolo popolare, del messaggio degli inizi o delle apparizioni, degli exvoto.

Ricercare sempre il collegamento biblico del mistero mariano e il collegamento con le proposte mariane del Vaticano II e della Enciclica papale. Qui il giovane e il suo gruppo incontra una Maria concreta.

Una visita all’arte mariana per leggere la comprensione mariana di un determinato secolo.

Il santuario nella sua origine come una risposta mariana ad una domanda di vita dell’uomo e espressione dell’attività di collaborazione di Maria nell’opera di Cristo nella chiesa e nel mondo (una lettura cristiana della storia del santuario).

Dalla specifica meditazione del ‘mistero mariano’ ad eventuali ‘meditazioni mariane’ con una tonalità vocazionale: può anche essere la preparazione di una celebrazione mariana in un altro momento del giorno (vedi c). Per esempio:

– l’annunziata: modello e presenza del dialogo vocazionale del Dio con la giovane donna di Nazareth;

– la visitazione: una fede in Dio che genera Figli vissuta nel quotidiano con gli elementi delle catechesi reciproca del gruppo, della lode e del servizio (Magnificat e Cana);

– la discepola Maria che ‘scopre’ il mistero del Figlio (Tempio, Cafarnao…);

– la collaborante Madre anche nella prova (la sua risposta anche nelle difficoltà dell’ambiente, della famiglia, della sofferenza, della morte);

– la Donna presente nella Chiesa invocando lo Spirito e partecipando all’invio della Pentecoste.

Questa contemplazione e ascolto silenzioso è nello stesso tempo una catechesi mariana.

 

* Colloquio – cammino di conversione – incontri – altri chiamati sono qui.

Prevedere sufficiente tempo libero da attività tradizionali affinché ognuno, dopo la contemplazione di Maria, possa trovare il silenzio per partecipare alla meditazione mariana per se stesso; possibilmente prevedere prima dei luoghi dove questa possa avvenire, spazi a disposizione sia nell’ambito del santuario (eventualmente riorganizzare sacristie, facilitare le tende, presenza nelle aule catechistiche etc., spazi nelle comunità o nella casa del rettore). Spazi liberi per non essere coinvolti nella vita degli altri pellegrini.

Ognuno viene al santuario con un’altra attesa e la esprime diversamente.

Prevedere del tempo per una passeggiata, per un colloquio, per la celebrazione della penitenza (può essere preparata bene comunitariamente, se viene prevista nel programma della giornata e può centrarsi sul messaggio mariano del santuario).

Prevedere del tempo per un colloquio-dialogo con i ‘chiamati’ presenti nel o attorno al santuario e ascoltare la loro esperienza pastorale e la loro testimonianza mariana: c’è il rettore, la suora, il laico, la confraternita etc.

Organizzare un incontro con le vocazioni nate nel e dal santuario: i santi, beati, venerabili che ivi hanno vissuto ( Monte Senario, Monte Berico, Pompei etc.); le opere di misericordia provocate nel e attorno al santuario; la dimensione orante della vita cristiana e il culto; la proposta catechetica possibile e anche per coinvolgimento; la missionarietà del santuario nella zona, nella parrocchia, diocesi (presenza in mezzo al popolo del bollettino, del messaggio; luogo di proposta ecclesiale; confraternite e significati); spazio per visita di ‘audiovisivi’, spazi di lettura etc.

Questo momento porta a intravedere che Maria ha accresciuta la vita cristiana e comunitaria di persone che vengono in un facile contatto con Lei.

 

* Celebrazione mariana

È il momento adatto dopo il cammino fatto: darsi tempo per la costruzione o la preparazione della celebrazione. Preferibilmente da celebrare il ‘mistero mariano’ del santuario o un altro mistero mariano significativo. Concretamente: imparare il canto mariano del santuario (la ricchezza della tradizione e continuità della pietà popolare); celebrazione del rosario accentuando il mistero ‘contemplato’ sul luogo; celebrare veramente Maria: lode per la sua risposta a Dio e per il servizio suo a Dio: nelle eventuali intercessioni c’è spazio per la domanda; se non c’è eucaristia, una liturgia della Parola; le celebrazioni tradizionali del luogo; possono essere utili tutte le pubblicazioni esistenti per il mese di maggio.

 

* Imitazione mariana attraverso uno specifico servizio sul posto.

Dalla celebrazione nasce un volontariato mariano: una imitazione del volontariato di Maria. (Giovanni Paolo II all’Annunziata – Firenze: Maria = modello del volontariato). Concretamente: servizio della preghiera, della guida della celebrazione per altri pellegrini; servizio dell’accoglienza e aiuto degli ammalati e anziani; spiegazioni del santuario ai turisti e passanti; restauro dell’ambiente e cura dell’ambiente; servizio ‘caritas’ in contatto con la caritas o volontariato locale; trasporto disponibilità.

Questo momento porta ad una percezione della ‘collaborazione attiva’ di Maria come conseguenza della risposta al Signore e indica i ‘benefici mariani’ per una comunità umana e cristiana; è un specifico modo per prolungare la presenza di Maria e per capire la carità che nasce in Maria.

 

* Preparazione e celebrazione dell’eventuale eucaristia in comunione con gli altri pellegrini, per fare un’altra esperienza della comunità cristiana.

Qui i giovani si fanno promotori della dignità dell’eucaristia; gusto e tempo per accogliere colui che nasce da Maria.

Non forzare però l’eucaristia se il sacerdote del luogo ha già celebrato più di una messa; se c’è una eucaristia vicina nella parrocchia (santuari di montagna); se è una zona isolata, avvertire prima la popolazione per facilitare a loro la partecipazione. Assolutamente evitare di esser gruppo chiuso per l’eucaristia.

 

* Impegno finale

Come prolungare adesso la ‘sosta mariana’, i frutti dell’incontro-apparizione nella vita personale e ecclesiale. Uno scambio di proposte, un consenso su una integrazione più chiara di Maria nella vita (catechesi, presenza, celebrazione, volontariato in suo onore, imitazione etc.).

Questo per rispondere allo scopo dell’anno mariano ‘affinché la storia divenga per me e per tutti più storia di salvezza, accogliendo come Maria il Cristo e cooperando con Lei alla rievangelizzazione.

Una risposta vocazionale: un nuovo ministero.