N.06
Novembre/Dicembre 1987

Vita contemplativa e giovani in ricerca

In chi si avvicina alle grate di un Monastero c’è sempre il desiderio di una realtà da scoprire che sa un po’ di mistero e che è attrattiva verso un mondo più interiore.

Oggi c’è una “ricerca” più profonda di se stessi e di Dio e i giovani vengono in questi luoghi attratti dal desiderio di incontrarsi con il proprio io più profondo, e con Dio.

Nella Chiesa la Vita Contemplativa è stata sempre considerata il cuore, un cuore che batte e che dà vita anche se non si vede, quindi un tipo di vita che è un po’ alle sorgenti, una vita essenziale.

I giovani, alcuni giovani, hanno sete di verità, di autenticità, e vengono come a vedere, toccare con mano questa realtà di Chiesa che è anche a loro servizio.

Non sono le parole, le solite parole che possiamo dire, ma piuttosto la comunicazione di un’esperienza, la quotidianità vissuta insieme nella ricerca di Dio, la preghiera che è il respiro della giornata, il lavoro in comunione fraterna… questo è quello che cerchiamo di dare, di far capire a quanti si incontrano con la nostra realtà.

Quando hai scoperto in te quella “gioia incontenibile” che è il Signore, è proprio impossibile non riversarla su quanti ti avvicinano e su quelli che non conoscerai mai, ma che nel cuore puoi portare sempre.

Nella solitudine – come dice S. Agostino nel Comm. Gv 17,11 – “Dio si lascia vedere” e anche di questa solitudine “piena” parliamo ai giovani che spesso non trovano la pace nella confusione e nel chiasso della loro vita.

Oggi più che mai c’è bisogno di trovare la pace, lo vediamo nei volti della gente, nei fatti della cronaca quotidiana e tanti si meravigliano che ci siano persone che avendo trovato, possono essere serene, felici…

Abbiamo visto persone che fanno di questi luoghi un punto di riferimento per la loro vita: giovani, coppie di sposi, sacerdoti, suore… non per le nostre persone, ma per la certezza della presenza di Dio in questi luoghi.

Del resto è il richiamo continuo di cui Agostino già ha fatto esperienza: “Siamo fatti per Te Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”.

E questo Signore non è lontano da te… è nel tuo Cuore, nella tua anima…; a noi scoprirlo mettendoci in ascolto… e la nostra vita si trasforma e trasforma le realtà!

Ecco ciò che cerchiamo di dire, che cosa cerco di dire anche io ai giovani.

Il Signore è come un amico, che desideriamo incontrare e che non dobbiamo “investire” con le nostre parole.

Nell’amicizia arriviamo a desiderare le stesse cose, a unificarci; quanto più con Dio che ci ha chiamati per primi “amici miei”?

“Amico sali più su…”!

Vorrei aggiungere però una cosa. A me è difficile parlare e spesso ho paura di dire parole più grandi di me; così cerco di far fruttificare i doni che il Signore mi ha dato mettendoli a servizio del bene comune e con il disegno esprimere, nel modo a me congeniale, la “gioia incontenibile” della Sequela, con il suo cammino di difficoltà, certo ci sono, ma anche con le sue “ricompense” fin da quaggiù.

Penso che ogni cristiano, ogni uomo, cerca sempre qualcosa di più ‘profondo’, di più vero, nel bene o … nel male.

E una condizione dell’uomo.

A me, a noi, tocca fare un po’ come i cartelli stradali: sono lì ad indicare una meta, sotto il sole o sotto il gelo, ma sono lì, per chiunque vuole raggiungere… Qualcuno, a testimoniare che “…Chi perde la propria vita, la ritroverà…”.