N.01
Gennaio/Febbraio 1987

Gruppo giovanile luogo pedagogico alla vocazione-missione

L’esperienza è nata circa due anni fa dal lavoro degli animatori missionari vocazionali in alcune zone della Lombardia, come risposta all’esigenza di un momento di incontro per i giovani, ragazze e ragazzi, che si stavano seguendo; un momento che fosse possibilità di verifica e di confronto con una proposta che è senza dubbio vocazionale nel senso più ampio del termine. È chiaro che la nostra vocazione missionaria non poteva non avere un’eco in tutti gli incontri.

Il cammino si è sviluppato lungo l’anno in cinque week-end con una “tre giorni” conclusiva.

Ogni incontro inizia il sabato pomeriggio (accoglienza, comunicazioni, vespro, meditazione, testimonianza, compieta) e termina il pomeriggio della domenica (lodi, lectio divina, preghiera personale, incontro a gruppi, Eucaristia). Il fatto di trovarsi insieme già dal sabato favorisce l’amicizia dei giovani provenienti dalle diverse zone.

Fin dall’inizio è stata chiesta loro fedeltà e fiducia; fedeltà di presenza perché gli incontri sono stati pensati come un cammino; fiducia perché è chiaro per tutti, il nostro desiderio non è “imbrigliare” più gente possibile, ma aiutare ciascuno a camminare nella volontà di Dio.

La fedeltà è stata davvero soddisfacente: una media di 25/30 giovani.

 

Temi scelti

Per il primo anno sono stati quelli relativi al cammino cristiano:

– Dio incontra l’uomo –  La vocazione alla vita. 

– In Gesù siamo figli – La vocazione battesimale.

– Uno solo è lo Spirito, molti i carismi – La vocazione ad essere Chiesa.

– Nella chiesa a servizio di tutti – Le vocazioni.

– “Andate in tutto il mondo” – La vocazione missionaria.

 

Iniziando il secondo anno, ci si è trovati con la necessità di accogliere e camminare assieme a nuovi giovani e contemporaneamente approfondire il cammino con chi l’ha già iniziato l’anno precedente.

Per questi ultimi i temi proposti sono quelli relativi ad alcuni valori alla luce delle Beatitudini:

– Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio – castità.

– Beati gli operatori di pace, beati i misericordiosi – umiltà per il servizio.

– Beati i poveri in spirito – povertà.

– Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano – obbedienza.

– Beati i miti, beati i perseguitati per causa della giustizia – carità e missione.

 

 

 

Punti fermi

Quattro sono i “punti fermi” attorno a cui ruota questa esperienza.

 

– La preghiera.

La liturgia delle ore (vespri, compieta, lodi, ora media) scandisce l’arco del tempo che si vive assieme; è occasione per comunicare e interiorizzare i valori profondi di questa preghiera, propria di tutta la Chiesa, per poi continuare a viverli personalmente e nelle diverse comunità. In uno di questi momenti viene posto un segno particolare (consegna di un cero, un ramo di olivo, un’icona, una croce, gli Atti degli Apostoli…) che rimanga come immagine sintetica ed evocatrice del cammino percorso. 

La preghiera personale è un momento particolarmente vissuto: la domenica mattina viene proposta, da parte di un animatore, una “lectio divina” circa il tema del giorno, che introduce i giovani dentro una maggior conoscenza ed innamoramento della Parola di Dio: sulla Parola di Dio si confronta la propria vita. Immediatamente dopo la “lectio” è previsto un periodo di silenzio per la preghiera, per la riflessione personale e per accostarsi ai vari animatori presenti (sacerdoti e suore). È stato confortante notare come l’esigenza del tempo per il silenzio sia cresciuta mentre si vivevano i vari incontri.

L’Eucaristia è il punto di arrivo, il momento culmine, il luogo da cui partire, “ritornare a valle”, per vivere la vita di tutti i giorni.

 

– La proposta.

Il sabato pomeriggio, dopo la celebrazione dei vespri, si presenta il tema. È un tentativo di approfondimento, su base biblica, del significato teologico dei vari aspetti (vita, battesimo…; castità, umiltà…). Si danno delle piste di riflessione che poi si possono continuare a casa, magari aiutati da alcuni testi sull’argomento. Qui si tenta di porre alcuni punti di verifica per la propria vita personale e di impegno comunitario. 

 

– La fraternità.

Il ritrovarsi insieme ai giovani provenienti da vari ambienti e zone è molto arricchente. Inoltre non tutti sono studenti; c’è un buon numero di operai/e che costringe alla concretezza e a maggior incisività. È positivo, inoltre, far confluire all’inizio degli incontri i momenti più vivi della vita di ciascuno: problemi, impegni, gioie, fatiche…; è un’amicizia ed un aiuto che continuano anche a casa nel ritrovarsi a pregare, a meditare o semplicemente a parlare. Non tutto è immediato: ci vuole del tempo prima che uno decida di esporre un angolo della propria vita nella comunicazione e nella preghiera.

 

– La missione.

Non è solo un momento, è tutta un’atmosfera, un modo di vedere e di prospettare le cose. La testimonianza del sabato sera concretizza ed evidenzia tutto questo; essa “dice” il tema del giorno, lo cala nel quotidiano, lo rende visibile agli occhi di tutti. Un missionario, una missionaria, una religiosa, una coppia di sposi, due giovani che hanno risolto la loro vita in una scelta decisiva per l’annuncio del Vangelo… Non sono esperienze estemporanee ed inaccessibili, ma devono ritradursi, per ciascuno, in vita quotidiana, in provocazione, per essere segno, seme nelle proprie comunità ed aprirsi a nuove prospettive di vita. È questo un momento atteso, dove la partecipazione e l’interesse è molto vivo.

 

 

Senso di un cammino

La prospettiva è quella di aiutare dei giovani in un cammino di discernimento vocazionale. Da qui la nostra insistenza (visibilizzata dalla presenza costante di tutti gli animatori) affinché ciascuno possa avere un punto di riferimento per l’accompagnamento spirituale.

Questi giovani, per età e per situazione personale, si pongono in un momento intermedio fra coloro che hanno risolto la loro vita in una scelta definitiva e coloro che ancora non sentono l’esigenza di porsi in una ricerca concreta. All’origine di questo cammino sta un incontro, un dialogo, un momento particolare in cui il giovane riconosce una prospettiva cristiana alla sua vita.

Dentro questa attenzione alle singole persone, è positivo e maturante lo sforzo di noi animatori per preparare gli incontri, per vivere momenti di preghiera… Nel porsi a servizio dei giovani, ciò che conta non sono tanto le idee personali, ma ciò che serve per la loro crescita. Inoltre proprio essi apprezzano questa coesione e collaborazione in una complementarietà senza protagonismi.