N.01
Gennaio/Febbraio 2019

Diversamente in cammino

Una riflessione dal mondo dell'autismo

Mi chiamo Federico De Rosa, ho 25 anni e vivo a Roma. Sono una persona autistica che vive un condizione di autismo profondo e severo, quasi completamente non verbale e mi esprimo scrivendo. Essendo nato diversamente abile sono attivamente incamminato verso il diversamente felice. Alcuni di voi mi avranno conosciuto al Convegno Nazionale Vocazionale del 3 gennaio scorso, dove scrivendo ho risposto alle domande dei presenti su autismo e fede cristiana. Ora sono qui per fornire il mio pensiero autistico e quindi neurodiverso sul tema di questo mese di Vocazioni, ossia la realtà.

 

Comincerei dicendo che dal mio particolare punto di vista di persona autistica, io vedo la realtà come il campo d’azione della fede intesa in senso lato. Ogni essere umano ha una fede e non credo si possa vivere senza. C’è chi crede nel nulla e non nutre più alcuna speranza per nulla e per nessuno. C’è chi crede nel piacere, chi nel denaro, chi nel potere come chi nella solidarietà o nella giustizia. Ovviamente c’è anche chi crede in Dio.

 

Ma qualunque sia la tua fede, questa esprime una potenza inarrestabile a prendere il progressivo controllo della tua vita. Qualsiasi sia la tua fede, lei è il lievito e la realtà della tua vita è la pasta che ne sarà lievitata.

 

E questo avviene perché le mie convinzioni non sono un bagaglio culturale inoffensivo. In ogni più piccola situazione della mia vita io ho di fronte milioni di comportamenti possibili ma quasi sempre sceglierò tra milioni proprio quel singolo unico comportamento che meglio risponde coerentemente alle mie convinzioni, alla mia fede.

 

Ed atto dopo atto la realtà della mia vita si piega e la mia fede sempre più orienta la mia vita.

 

Ci sono persone che mi incontrano e piangono perché in me vedono il diversamente abile che non può parlare, altri sorridono vedendo il diversamente felice scrittore e opinionista. Io però sono sempre Federico e direi che ciascuno dei due gruppi sta orientando la propria vita rispetto alla propria relazione con la mia neurodiversità.

 

Mi sembra quindi che il tema sia di capitale importanza e di grande urgenza. Nel profondo, quale lievito mi abita e sta progressivamente contaminando tutta la mia realtà di vita?

 

Aldilà delle enunciazioni di bandiera, nel segreto profondo del mio cuore, io in cosa credo?

 

Quando mi chiedono come ho fatto a venire fuori dal mio isolamento autistico io rispondo credendo che fosse possibile e credendoci con perseveranza per tanti lunghi giorni. Non è che è vero ed allora ci credo ma siccome ci credo ne genero la possibilità.

 

E tu lettore in quanto bene credi? Tanto ne potrai realizzare perseverando nella tua fede per anni.

 

Occhio al cuore, quindi, perché poi la realtà segue nel poco come nel tanto di una fede generosa, nel bene come purtroppo nel male.