N.03
Maggio/Giugno 2020

La televisione – Approfondimenti

Video

 

Aldo Grasso è uno dei maggiori e più conosciuti esponenti della storia della radiofonia e televisione e della critica televisiva in Italia. Professore ordinario di Storia della radio e della televisione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dal 2008 è direttore scientifico di Ce.R.T.A., Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi dell’Università Cattolica.  

É critico televisivo ed editorialista per il Corriere della Sera (dove cura anche il seguitissimo forum online TeleVisioni) e dalle cui colonne anima il dibattito sulla televisione e i mass media, esprimendo i suoi giudizi e le sue valutazioni senza timori reverenziali nei confronti di nessuno dei protagonisti dello show business e dello star system nazionali. Ha ideato e condotto la fortunata serie radiofonica A video spento ed è stato direttore della Programmazione radiofonica della Rai nella stagione comunemente ricordata come “dei professori” (1993-1994); dal 1993 al ’95 è stato anche membro del consiglio della Nuova Fonit Cetra.  

Tra le sue pubblicazioni: la monografia S.M. Eisenstein (1974), Linea allo studio (1989), Le televisioni in Europa (1990), Storia della televisione italiana (prima ed. 1992, nuova ed. aggiornata e accresciuta 2000), La scatola nera della pubblicità (2000), Radio e Televisione (2000), Prima lezione sulla televisione (2011); ed è curatore dell’Enciclopedia della televisione (1996) de “Le Garzantine“. 

 

 

 

 

Sessant’anni di televisione (e di società) 

 È appena uscito, per la Nave di Teseo, il volume di Umberto Eco  Sulla televisione  (a cura di Gianfranco Marrone, pp. 533, € 22) , che raccoglie pressoché tutti i testi che, nel corso della sua carriera intellettuale, Eco ha dedicato alla televisione, al suo linguaggio, alle sue forme di comunicazione, ai suoi esiti culturali, estetici, etici, educativi e politici. Questi scritti, molti dei quali quasi inediti, coprono un arco di tempo molto ampio che va dal 1956, anno in cui in Italia vengono messe in onda le prime trasmissioni, al 2015, periodo in cui il mezzo televisivo, per svariate ragioni, non può più dirsi di massa né, forse proprio per questo, può più essere considerato come dominante nella produzione e nella trasformazione della cultura sociale. Si tratta di testi di varia natura, da veri e propri saggi scientifici a singole analisi di trasmissioni, personaggi o situazioni, da interventi a caldo sino a report di ricerche empiriche, da risposte a questionari ad articoli giornalistici, ivi compresi alcuni scritti di fiction. 

 

Intervista impossibile a Umberto Eco 

 

 

Libri  

 

 Questo numero di «Link» ha l’obiettivo di mettere in crisi alcune idee radicate sul digitale e sulla televisione: bias, luoghi comuni e retoriche che negli ultimi anni sono troppo spesso diventati altrettanti assiomi. Siamo partiti dall’assunto che la contrapposizione tra tv e online sia in larga parte falsa. Che ragionare in termini dualistici sia un errore che genera ansia e paura e porta a commettere altri errori. Pensiamo che sia utile una visione più critica, per superare la lettura manichea che circola non solo nel discorso pubblico, ma perfino tra gli analisti e tra gli stessi broadcaster, sempre più ossessionati dal pensiero paralizzante della fine. 

 

“Link. Idee per la televisione”, “Contro la tv. 25 miti da sfatare”, n.25, 2019, RTI – Reti Televisive It, Milano. 

 

 

Molto più di tutti gli altri media che l’hanno preceduta nella storia (stampa, radio, cinema) la televisione suscita mitologie e denunce, entusiasmo e demonizzazione, assuefazione e ripulsa. Secondo il Censis l’Italia di oggi appare una società frammentata e confusa, priva di punti di riferimento forti e stabili, dove la televisione domina largamente i consumi culturali. Quasi il 70% dei cittadini le si affida (in particolare ai telegiornali) per formare le proprie scelte di voto. Giovanni Gozzini ripercorre le tappe principali dell’uso della tv da parte degli italiani. Dalla televisione top-down, pedagogica e autoreferenziale di Ettore Bernabei a una televisione bottom-up, bidirezionale che – lungo un percorso che va da trasmissioni come “Portobello” (1977) fino al “Grande Fratello” (2000) – mette in scena, celebra e mitizza l’italiano medio. Senza contare le reti private commerciali. La tesi di Giovanni Gozzini è che la tv più che determinare il mutamento ha rispecchiato, catalizzato e amplificato la ‘rivoluzione individualista’ esplosa negli anni ’80 e celebrata dalla permanenza di Berlusconi sulla scena politica. Nonostante la televisione funzioni dappertutto nel mondo come in Italia, solo da noi è diventata soggetto politico.  

 

Gazzini, G. La mutazione individualista: gli italiani e la televisione (1954-2001), Editori Laterza, Roma, Bari, 2011.  

 

 

 

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