Mi ha fatto riflettere la testimonianza di un amico missionario. I fedeli della sua comunità hanno consapevolezza della propria fede nei seguenti termini: di fronte ai sacramenti dell’iniziazione cristiana non dicono, ad esempio, “voglio fare la prima comunione” ma “voglio diventare cristiano”.
Mi commuove questa naturale consapevolezza dell’esperienza di fede come ‘cammino educativo’.
Vedo infatti in questa sensibilità un ribaltamento della coscienza e prassi ecclesiale radicata nella maggior parte dei fedeli delle nostre comunità: l’iniziazione e l’esperienza di fede – non dico alla stregua di un mero consumismo religioso – ma spesso come ‘avvenimenti’ della vita fine a se stessi.
La pastorale ordinaria, che soffre di questo malessere ed è consapevole delle inevitabili difficoltà di un trapasso epocale a livello di coscienza ecclesiale, è tutta protesa a ritrovare nell’educazione alla fede – sia nel metodo che nei contenuti – il senso del ‘cammino’, dell’itinerario. E ciò alfine di provocare non solo ‘cristianità’ ma autentica ‘educazione alla fede’, perché da essa emerga quasi naturalmente una consapevolezza-coscienza vocazionale.
Il presente numero di ‘Vocazioni’, all’insegna del realismo pastorale, affronta la tematica degli itinerari educativi alla fede e alla vocazione delle giovani generazioni con una consapevolezza: nella frammentarietà della pastorale ordinaria la proposta dell’ ‘itinerario vocazionale’ intende da un lato stimolare la pastorale ordinaria stessa a qualificare le sue proposte sempre più come proposta di ‘itinerari alla fede e alla vocazione’ e dall’altro, in tale contesto ecclesiale, stimolare gli interventi specifici di pastorale vocazionale a qualificarsi sempre più, passando da ‘iniziative vocazionali’ a veri e propri ‘itinerari’ di accompagnamento e orientamento vocazionale.